Impressioni dall'incontro di San Secondo (PR)

 

bholaA SAN SECONDO L’INCONTRO CON
LO SCIAMANO NEPALESE
BHOLA NATH BANSTOLA

di Paolo Panni

 

SAN SECONDO- Incontrare uno sciamano nella Bassa Parmense non è certo cosa di tutti i giorni. E’ successo a San Secondo, grazie all’iniziativa dell’amica Mariella Calcagno, Coach Emozionale specializzata in Kinesiologia Applicata e Writer Coach. Nella sua sede di San Secondo, Mariella ha promosso questo evento che ha visto la partecipazione di un buon numero di persone, oltre che dei fondatori di Emilia Misteriosa Alessandro, Giovanna e Paolo. 

Protagonista dell’incontro, Bhola Nath Banstola, uno sciamano nepalese per tradizione famigliare (da 27 generazioni, per la precisione). Laureato in antropologia culturale all’Universita’ di New Delhi, ha trascorso lunghi periodi con gli sciamani dell’area himalayana (Nepal, India, Bhutan, Tibet) rielaborando tecniche sciamaniche che gli permettono di essere un <ponte> fra l’antica cultura sciamanica e la visione moderna. Partecipa da tempo a congressi internazionali, tiene conferenze e corsi in Italia, Usa, Nepal. Collabora inoltre con importanti psicologi e antropologi americani e italiani ed è membro della Society of shamanic practitioners con sede in California. Insieme a lui c’era la moglie Mariarosa Genitrini, detta Mimì, insegnante e studiosa della cultura e delle tradizioni orientali, che da più di 20 anni frequenta l’aera himalayana per una ricerca sulla tradizione sciamanica. La sua esperienza le permette di essere un valido collegamento tra la cultura occidentale e quella orientale. Insieme al marito Bhola conduce i corsi sullo sciamanesimo e partecipa a congressi internazionali. I due accompagnano anche gruppi in Nepal, India, Tibet, mettendo a disposizione le loro conoscenze per far in modo che il viaggio sia un momento di incontro con culture diverse.

Lo sciamanesimo, come spiegato nel corso della serata, è la più arcaica pratica di guarigione che si può datare a più di centomila anni fa ed utilizza stati alterati di coscienza per contattare spiriti ed entità. L’essenza dello sciamanesimo è la visione animistica della natura, dove tutto è riconosciuto come vivo, manifestazione del divino e poiché tutti gli aspetti del cosmo sono percepiti interconnessi, lo sciamano viene riconosciuto come intermediario tra i vari piani dell’esistenza, capace di percepire ed interagire con il mondo degli spiriti, di viaggiare tra essi, consapevole della fragilità umana, dei pericoli di forze energetiche che possono causare malattie e disgrazie. Caratteristica di ogni cultura sciamanica è la visione <spirituale> della malattia dove la manifestazione fisica, esterna, è solo la rappresentazione di un disagio interno, di una “frattura” interna. Per lo sciamano l’aspetto “spirituale” della malattia è di determinante importanza e va alla ricerca, durante il “viaggio”, di un’anima persa o rapita, con riti appropriati la restituisce, cioè restituisce al paziente l’energia vitale. E’ la prima disciplina spirituale che conduce all’immediata conoscenza del “sacro”, è la radice dalla quale si sono sviluppate le altre discipline spirituali.

 

bhola & mimi

E’ una pratica attuale, grazie alla saggezza psicologica, sociale ed ecologica che le permette di sopravvivere nella cultura tecnologica attuale. Lo sciamanesimo parla, attraverso rituali, alla nostra essenza spirituale, per insegnarci ad ascoltare la voce interiore, per indicarci la strada della realizzazione. Non è esclusivamente un fenomeno legato a società tribali, è invece una nostra tradizione che è stata distrutta e che andrebbe ripristinata, un ritorno alla nostra vera natura, un riconnetterci con il potere delle piante, degli animali, dell’universo, un percorso spirituale di crescita, un “viaggio” fra l’ordinaria realtà e quella non ordinaria; è il ritorno ad una visione mitologica del mondo, per mostrare l’incongruenza dell’apparenza. 

Lo sciamanesimo, come è stato evidenziato ancora nel corso dell’incontro, nasce di fatto dall’esigenza di comunicare con il divino (che viene riconosciuto in tutta quella che è la natura, al di fuori delle cosiddette religioni “istituzionali”). E lo sciamano non è un maestro ma un facilitatore. Semplifica, in pratica, il “cammino” verso l’incontro con quelle energie che tutti noi abbiamo dentro, quelle che potrebbero essere definite “zone d’ombra”. La sua è una spiritualità che parte dal basso e, aspetto molto importante, la sua figura non si sostituisce assolutamente a quella del medico (cosa che, invece, alcuni falsi sciamani hanno spesso cercato di fare). Si tratta di un guaritore che opera nel campo energetico, in un concetto di salute inteso come armonia del corpo, armonia energetica, armonia mentale: da vivere nella quotidianità.

Agisce entro un suo spazio rituale (che non è un altare) interagendo con i cinque elementi della natura. Il suo strumento per eccellenza è il tamburo, il cui suono ci mette in comunicazione con il magnetismo della terra e modifica le onde cerebrali. Il tamburo è, di fatto, la rappresentazione del cielo e del mondo sotterraneo, e il suono è un suono divino, il battito del cuore della Madre Terra. Durante il rituale, lo sciamano, che è un viaggiatore cosmico capace, in un volontario stato alterato di coscienza e con l'aiuto del tamburo, di entrare in altre sfere dell'esistenza per sottomettere gli spiriti della malattia per entrare nel mondo degli antenati e degli dei, per acquisire informazioni, rivelazioni e potere per aiutare gli altri. Questo stato alterato di coscienza non va confuso con la classica trans. Lo sciamano si trova, in pratica, in una situazione di borderline, avendo il pieno controllo delle energie che fa entrare e, attraverso le sue tecniche, va a risvegliare, nelle persone, la cosiddetta parte retti liana, vale a dire l’istintività. 

Con la sua opera aiuta a vivere meglio e ad osservare con occhi diversi la realtà.
Altro “strumento” di cui fa uso è la coda di Yack ( un tipico animale dell’Himalaya) con la quale effettua la purificazione.

 

bhola & mimi

 

A San Secondo abbiamo potuto assistere ad un rituale sciamanico nel corso del quale Bhola Nath Banstola si è dapprima preparato con canti e col suono del tamburo, immaginando di trovarsi su un cuscino d’oro. Ha quindi “aperto” il suo corpo proteggendolo con tre sfere in oro, argento e ferro. Ha ringraziato gli antenati e gli spiriti del luogo ed ha chiamato energie dall’Himalaya rivolgendosi prima a Nord (la terra), quindi a Ovest (l’acqua), a Sud (il fuoco) e ad Est (l’aria), ma anche verso il mondo sotterraneo e verso l’alto. Nessuna magia e, soprattutto, come ha tenuto a precisare e ribadire Bhola, nessuna sostituzione alla figura del medico. L’obiettivo finale è quello del benessere, dell’armonia, del gusto per le belle cose. Per questo viene definito un “facilitatore”, che ha comunque una grande responsabilità nell’aiutare ad individuare diverse chiavi di lettura della nostra vita e della nostra quotidianità. 

I presenti hanno seguito con molto interesse, e attenta partecipazione, la serata, avanzando anche diverse domande e curiosità. Per un mondo, quello dello sciamanesimo, ricco di fascino e, allo stesso tempo, di mistero. 

TESTO E FOTO DI PAOLO PANNI

 

 emilia misteriosa