I tesori di Kathmandu sospesi tra spiritualità e speculazione

Impressioni di viaggio

KATHMANDU, NEPAL - Anche per noi l'impatto è stato forte, come se fosse necessario per disorientare le nostre presunte certezze. Ma sono bastate poche ore per venire conquistati da una realtà così ricca di fascino, di colori, di sensibilità e calore umano.

E' un mondo ricco di contraddizioni che, in effetti, paiono rispecchiarsi in quelle stesse che affollano la nostra realtà di paesi cosiddetti economicamente evoluti.

Tradizione e modernità anche qui si affiancano, si scontrano e producono una nuova condizione dominata dalle incongruenze. In poco tempo, dunque, le immagini, i dettagli, i volti e i gesti ci sono apparsi in una nuova e più incisiva luce. Sono i giorni della festa di Dashain e il caos della circolazione nelle vie del centro di Kathmandu o di Patan, così strette, disagevoli e senza un nome, ti costringe all'inevitabile contatto fisico con la marea di passanti.

Eppure non c'è sensazione di disturbo; c'è naturale comprensione reciproca e i clacson , che sembrano impazziti, non hanno traccia di nevrosi. C'è chi lo usa per cercare di farsi largo tra la folla, chi lo usa per salutare amici, chi per affermare sonoramente che anche lui ha una moto o una macchina. Sarebbe difficile muoversi autonomamente in una situazione così intricata e, infatti, solo una guida esperta è in grado di aprire le porte su questa complessa, affascinante e vorticosa realtà.

Mimi e BholaNoi ci sentiamo dei privilegiati, in ciò: abbiamo Mimì e Bhola, lei mantovana e lui nepalese di Kathmandu, a condurci in una rapida immersione e assimilazione degli aspetti salienti di questa cultura così ricca di storia, di spiritualità e di disponibile apertura alla condivisione. Grazie a loro due, i nostri passi hanno acquisito sicurezza e i nostri sguardi quell'attenzione necessaria per farci rinunciare a stereotipi e preconcetti. Mimì e Bhola ogni anno passano sei mesi a Mantova e gli altri sei tra Nepal e gran parte dell'Asia e vivono entrambi la stessa inesauribile attrazione del viaggio, a ruoli invertiti, tra andata e ritorno, sapendo cogliere l'energia vitale che ognuna delle due realtà, così distanti tra loro, sa esprimere.

E giornalmente si trovano a misurarsi con le vistose contraddizioni che segnano ciascuna realtà. Mimì è arrivata in Nepal, per la prima volta, trent'anni fa e oggi può certamente essere considerata un'autentica esperta dell'area orientale avendola scandagliata in lungo e in largo approfonditamente. Ne ha da raccontare, Mimì assieme a Bhola, di storie: avventure personali, viaggi fantastici, incontri determinanti per giungere a comprendere la complessità anche spirituale della vita di questi luoghi.

E colpisce lo scoprire, grazie alle loro parole, come queste stesse zone continuino a prestarsi a mistificazioni e speculazioni a danno della credulità di ignari o illusi turisti e rendersi conto di come la comunità locale subisca inopinatamente i danni arrecati da falsi benefattori.

Persone e organizzazioni ONG, cosiddette umanitarie, approfittano, a beneficio esclusivamente proprio, delle risorse destinate allo sviluppo del Nepal e, in questi anni, si sono moltiplicati i casi in cui i fondi, compresi quelli messi in campo dallo stato italiano , siano stati sperperati e dilapidati tradendo spudoratamente la fiducia dei sinceri benefattori e le speranze del civilissimo popolo nepalese.

Guido Mario Pavesi

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l'altra mantova