Voci e visioni: La via dello sciamano

di Mariarosa Genitrini

 

Il termine sciamano deriva da shaman, una parola dei Tungus della Siberia e si riferisce ad un uomo o donna che ha la capacità di “viaggiare” in uno stato alterato di coscienza indotto dal suono del tamburo e, in alcuni casi, dall’uso di sostanze allucinogene per diagnosticare malattie, per stabilire contatti con il mondo degli spiriti, per entrare nel regno dei morti, per mantenere il fragile equilibrio sociale e psicologico della comunità. La funzione dello sciamano come intermediario fra il mondo fenomenico e quello sovrannaturale è basata su un sistema di credenze secondo le quali le difficoltà presenti ad ogni passo della vita sono rappresentazioni del mondo degli spiriti e possono essere eliminate con l’aiuto di spiriti benevolenti. Il ruolo sociale dello sciamano si enfatizza nel concetto di malattia considerata non solo nell’aspetto fisico, ma soprattutto spirituale. È suo compito non curare i sintomi ma risalire alla causa spirituale che, alterando un equilibrio, ha portato alla condizione di malattia.

Bhola Banstola

È nel mito che troviamo l’origine del primo sciamano, dovuta ad una arrabbiatura divina e ad un’intercessione altrettanta divina. Quando Mahadev, il Grande Dio, decise di creare il primo uomo, modellò con diversi materiali,oro, argento,e rame, alcune effigi. Soddisfatto della sua parola, impose loro di parlare. Ma nessuna parlò, causando la sua arrabbiatura e la loro distruzione. Riprovò usando una mistura di legno di sandalo ed escrementi di pollo. La nuova effigie iniziò ad articolare dei suoni “ah, ah, uh, uh”ma Mahadev, ancora non soddisfatto, s’infuriò e predisse la genere umano un destino di sofferenze. La moglie di Mahadev, mossa a compassione per il misero destino riservato agli uomini, cercò di rabbonire il consorte supplicandolo di alleggerire il fardello dell’esistenza umana. Mahadev acconsentì allora di creare un intermediario fra lui e gli uomini, con il compito di alleviare le sofferenze e di condurli dal buio dell’ignoranza alla luce della conoscenza.

Ciò che differenzia una persona ordinaria da uno sciamano è la capacità di entrare in uno stato alterato di coscienza per compiere un “volo magico” in una realtà parallela, percorrendo un axis mundi che collega i tre livelli di esistenza. Una fonte da cui lo sciamano attinge le sue conoscenze sono gli “spiriti alleati”, generalmente animali, che lo proteggono nelle fasi rischiose della sua attività, sono i suoi consiglieri, i suoi compagni di viaggio. Parla all’anima dell’orso, della gazzella, del lupo con un linguaggio un tempo conosciuto anche all’uomo ordinario. Nel mito sciamanico si narra che nell’Età dell’Oro gli uomini avevano la capacità di muoversi nei tre mondi-sotterraneo, intermedio e superiore-, di dialogare con gli Dei, le piante, le rocce, gli animali, senza una distinzione fra sogno e realtà. A causa di un peccato di arroganza, il ponte che univa i tre mondi crollò, e il viaggiare fra questi mondi fu concesso solo agli Dei, agli spiriti e agli sciamani.

È il tamburo lo strumento sciamanico per eccellenza, il mezzo per entrare nello stato alterato di coscienza. Il suono ripetuto, monotono, che attiva tutti i centri del cervello, induce lo sciamano uno stato di concentrazione intensa e di espansione della coscienza: abbandonata ogni barriera spazio-temporale, entra nel mondo degli spiriti. È lo stato di coscienza sciamanico l’essenza dello sciamanesimo, il perno attorno al quale ruota la sua attività. Davanti ad un problema da risolvere egli, anziché usare il pensiero razionale, si rivolge ad esperienze interiori. Usando l’astrazione e il simbolismo, si lascia andare al flusso delle immagini del suo inconscio, senza lasciarsi intrappolare dal giudizio critico dell’attività intellettuale per rivolgersi ad una memoria antica che non può essere conosciuta nello stato normale di coscienza. Durante il rituale percepisce gli oggetti come reali (io li vedo, quindi esistono), sente le voci che gli parlano, quando danza attorno al fuoco imitando i movimenti di un animale è l’animale stesso a danzare, non lo sciamano. Si apre un’orizzonte sacro nel quale prende forma la sacralità dell’universo. L’attività sciamanica è caratterizzata non dalla possessione da parte degli spiriti, ma dal controllo su di essi: lo sciamano rimane vigile, determinato e concentrato nel suo non facile compito, recitando la parte dell’attore, del regista, del danzatore cosmico, del cantastorie universale, del traduttore di antiche saggezze che l’uomo moderno ha dimenticato.

drumNella cultura sciamanica, lo scopo della vita è lo sviluppo spirituale personale. Lo stato di salute non è solo assenza di malattia, è armonia con l’ambiente, è un’intuitiva percezione dell’universo come una trama di un tessuto, con i fili interconnessi, è mantenere una comunicazione con gli animali, le piante, l’acqua, le stelle, è la consapevolezza che non c’è differenza fra la vita e la morte, che noi siamo parte del Tutto. Gli sciamani furono i primi a riconoscere nell’uomo una natura spirituale, uno spazio interiore che, se esplorato, permette di viaggiare in altri mondi, di dialogare con gli spiriti, di avere le risposte ai quesiti, per raggiungere una personale e spirituale trasformazione. L’importanza che lo sciamano dà al mondo interiore, allo spazio spirituale sia del guaritore che del paziente , contrasta con l’alienante tendenza della medicina occidentale a guardare il malato solo dal punto di vista clinico, fisico, in un approccio oggettivo, mentre lo sciamanesimo prende in considerazioni diversi piani della realtà. Non percepisce l’isolamento del corpo del paziente dall’Universo, ma sente che il respiro del sole fluisce in ogni momento, si serve della danza delle stelle, della voce delle piante, del movimento degli animali, coinvolgendo nel processo di guarigione l’intero Universo. È importante prendere coscienza della presenza degli spiriti: danno supporto alla nostra esistenza aiutandoci nel processo di trasformazione e quindi di guarigione. Dialoga con gli spiriti e possono essere proprio gli spiriti una causa di malattia.

La malattia è vista come un qualcosa che dall’esterno si inserisce nel corpo di una persona e che necessita di essere rimosso o eliminato. Il problema principale non è l’elemento esterno, ma la perdita della forza, del potere spirituale personale, che, creando debolezza e disequilibrio, permette l’intrusione. Questa concezione di malattia non si discosta da quella della medicina allopatica secondo la quale è l’intrusione di un fattore esterno al corpo-virus-batterio o altre invisibili elementi dell’ambiente-che, in un momento di debolezza del sistema immunitario, causa la malattia

La guarigione è quindi, dal punto di vista sciamanico, un fatto spirituale in quanto le malattie hanno un’origine spirituale e dagli spiriti possono essere risolte. La perdita dell’anima, intesa come energia vitale, è la più grave forma di malattia spirituale che dà origine a quella fisica e lo scopo della pratica sciamanica è di prevenire questa perdita, nutrendo l’anima e impedendole di “vagabondare”. L’immaginazione può influenzare e dirigere i processi del corpo e quindi anche il passaggio dalla malattia allo stato di salute. Ciò che serve è unicamente la trasformazione della coscienza in una realta’ dove, in modo intuitivo e non intellettuale, ascoltare e tradurre i messaggi che arrivano dal proprio corpo, dalla mente e dallo spirito. Questa trasformazione permette la fusione della nostra mente con quella Universale, con un potere che è dentro di noi e dà significato e sostanza al nostro esistere, permettendoci di diventare sciamani e di condividere la loro concezione secondo la quale tutte le parti del creato sono interconnesse e influenzano sia sul piano fisico che psichico. Gli oggetti che noi percepiamo con i sensi sono manifestazioni di una più ampia rete di energie, impregnati di coscienza e quindi vivi.

Nella società occidentale, rivolta all’eccesso alla tecnologia e all’intellettualizzazione, c’è bisogno di recuperare il ruolo costruttivo dello sciamano ed imparare noi stessi ad essere sciamani, per riappropriarci di un antico potere che ci appartiene, per recuperare il dialogo con gli spiriti degli animali in un periodo in cui molti si sentono estranei agli istinti vitali, per riconquistare la libertà di muoverci da una realtà all’altra scegliendo quella che soddisfa i nostri bisogni ed usare la nuove conoscenze così acquisite per nutrire il nostro essere, per prenderci cura di noi stessi e degli altri con amore e compassione, per sentirci “a casa” nell’Universo, per salvare noi stessi e l’ambiente.

Mariarosa Genitrini

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